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venerdì 17 gennaio 2014

Perché abbiamo bisogno dell'arte (e finiamo per parlare con i morti?)







Qualche tempo fa ho chiesto l'amicizia su Facebook a un utente di nome Glenn Gould non immaginando ovviamente di aprirmi ad un'esperienza medianica. Credevo fosse un gruppo di persone che amavano il pianista canadese, condividevano musica, ecc... C'era questo, ma mi ha colpito anche leggere centinaia di messaggi di persone che scrivevano a Glenn Gould. Le frasi sono facilmente intuibili: quella adorante e tenera venerazione che ha circondato il Gould vivo continua anche dopo la sua morte. Mi ha colpito la voglia delle persone di ringraziare un nome, un sogno, di raccontargli le proprie emozioni, di fargli addirittura gli auguri per il compleanno. Se c'è dell'idealismo irrazionale nel culto dei divi viventi, quando si passa a chi non vive più, è un fenomeno misterioso. Perché le persone "parlano" a Glenn Gould? (e se lo chiede una appassionata, che vola con le sue interpretazioni bachiane).
L'arte è realmente eternità o almeno dono questa impressione. Ripenso al famoso saggio di Benjamin sulla riproducibilità dell'opera d'arte, che in realtà è stata la scommessa del Gould interprete. Abbandonare le sale da concerti per registrare, affidare la sua arte alla riprodicibilità tecnica; ma se Benjamin pensava che ciò facesse perdere l'aura all'arte, Gould credo che abbia potenziato la propria aura, fino a diventare fantasma.

mercoledì 15 gennaio 2014

INCIPIT


Giulia suonò ad occhi chiusi, quella sera, perché voleva capire se a quel modo fosse più facile vedere il suono di Bach. Cercava di tirare fuori, forse da Bach forse da se stessa, una dolcezza sublime, ma non vi riuscì, probabilmente perché la sua tecnica aveva ricoperto qualsiasi espressività. Capita sempre così, si era detta ripetendosi che non avrebbe dovuto studiare filosofia e che non avrebbe dovuto trascorrere gli anni più energici della sua adolescenza a impelagarsi in domande senza risposta; ma così era stato.
Tutto ciò che è stato, è così. Sta là, assolutamente fuori da noi, immodificabile. Come il fatto che i suoi genitori erano volati dal viadotto, giù in una caduta verso cui tendevano da tutta la vita. Se non fossero volati in quel modo e per quel motivo dal viadotto, forse Giulia non avrebbe neanche provato a suonare Bach ad occhi chiusi quella sera, non avrebbe provato infantilmente a mormorare le note di Bach come faceva Gould, con quel mormorio quasi impercettibile, che glielo rendeva intimo come una ninna nanna.

martedì 14 gennaio 2014

il libro



Di ritorno dal funerale dei suoi genitori, morti a causa di un incidente stradale, Giulia inizia a curiosare voracemente negli armadi della casa. Da quello della madre, nascosto dai maglioni, verrà fuori una scatola contenente lettere, diari, appunti aventi come unico tema la storia d’amore fra la madre e Tiziano De Monticelli, celebre pianista che ha consacrato la sua vita a Bach e all’esattezza.
Giulia lo andrà a cercare per scoprire una madre del tutto diversa. Ma scoprirà, anche, che le radici della rivalità fra il padre e Tiziano e quel tragico odio che condusse, alla fine, il padre a scegliere di uccidere sé e la moglie pur di non perdere la partita.
Il romanzo si snoda sui piani del passato – che ripercorre come un “romanzo di formazione” la vita di De Monticelli e la sua ascesa verso la fama – e il presente, in cui le vite di Giulia e del fratello (che poi si scoprirà essere un fratellastro) Marco si intrecciano in modo sempre più fitto con quella di Tiziano De Monticelli, nella costante domanda se l’esattezza dell’anima possa coniugarsi con le passioni.
La ricerca della verità di Giulia diviene una storia d’amore che le rivelerà nuove modalità di esistenza ed una galleria di personaggi irriverenti e singolari.

Il romanzo si interroga sulla genialità e sul modo in cui il quotidiano possa accogliere questa come dono.