Qualche tempo fa ho chiesto l'amicizia su Facebook a un utente di nome Glenn Gould non immaginando ovviamente di aprirmi ad un'esperienza medianica. Credevo fosse un gruppo di persone che amavano il pianista canadese, condividevano musica, ecc... C'era questo, ma mi ha colpito anche leggere centinaia di messaggi di persone che scrivevano a Glenn Gould. Le frasi sono facilmente intuibili: quella adorante e tenera venerazione che ha circondato il Gould vivo continua anche dopo la sua morte. Mi ha colpito la voglia delle persone di ringraziare un nome, un sogno, di raccontargli le proprie emozioni, di fargli addirittura gli auguri per il compleanno. Se c'è dell'idealismo irrazionale nel culto dei divi viventi, quando si passa a chi non vive più, è un fenomeno misterioso. Perché le persone "parlano" a Glenn Gould? (e se lo chiede una appassionata, che vola con le sue interpretazioni bachiane).
L'arte è realmente eternità o almeno dono questa impressione. Ripenso al famoso saggio di Benjamin sulla riproducibilità dell'opera d'arte, che in realtà è stata la scommessa del Gould interprete. Abbandonare le sale da concerti per registrare, affidare la sua arte alla riprodicibilità tecnica; ma se Benjamin pensava che ciò facesse perdere l'aura all'arte, Gould credo che abbia potenziato la propria aura, fino a diventare fantasma.
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