mercoledì 15 gennaio 2014

INCIPIT


Giulia suonò ad occhi chiusi, quella sera, perché voleva capire se a quel modo fosse più facile vedere il suono di Bach. Cercava di tirare fuori, forse da Bach forse da se stessa, una dolcezza sublime, ma non vi riuscì, probabilmente perché la sua tecnica aveva ricoperto qualsiasi espressività. Capita sempre così, si era detta ripetendosi che non avrebbe dovuto studiare filosofia e che non avrebbe dovuto trascorrere gli anni più energici della sua adolescenza a impelagarsi in domande senza risposta; ma così era stato.
Tutto ciò che è stato, è così. Sta là, assolutamente fuori da noi, immodificabile. Come il fatto che i suoi genitori erano volati dal viadotto, giù in una caduta verso cui tendevano da tutta la vita. Se non fossero volati in quel modo e per quel motivo dal viadotto, forse Giulia non avrebbe neanche provato a suonare Bach ad occhi chiusi quella sera, non avrebbe provato infantilmente a mormorare le note di Bach come faceva Gould, con quel mormorio quasi impercettibile, che glielo rendeva intimo come una ninna nanna.

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